Nano Patrono

(Public Art, Site Specific)

 

NanoPatronoSmall

Progetto 2010 per il Vecchione di Bologna

Più volte ci siamo chiesti cosa avrebbe voluto dire cimentarsi con un’opera pubblica come quella del Vecchione, le cui caratteristiche esulano dalle committenze classiche e dalle dinamiche tipiche del mondo dell’arte. Il Vecchione è in tutto e per tutto un’opera d’arte che però viene concepita e costruita per essere distrutta. E’ quindi un’opera di breve durata, una lampo a ciel sereno. E’ una apparizione che ha il compito mostrarsi per qualche ora, divertire, affascinare per poi sparire. E’ qualcosa che apre e chiude allo stesso tempo. E’ qualcosa di estremamente fulmineo che deve avere la forza di imprimersi nella memoria collettiva, avendo a disposizione una manciata di ore.

Da queste premesse la nostra scelta di creare un’opera popolare unendo elementi familiari a tutti, uno appartenente alla cultura “alta” ed uno a quella “bassa”. La prima legata all’ambito storico-artistico la seconda all’ambito quotidiano-domestico. Da una parte la figura del patrono della città, non necessariamente nella sua accezione religiosa ma piuttosto in quanto figura protettrice della città stessa e dei suoi abitanti, immediatamente riconoscibile dal modellino che porta tra le braccia e nel quale possiamo vedere una sorta di souvenir “ante litteram”. Dall’altra parte il nano da giardino. Una icona ormai del mondo contemporaneo, del kitsch, dell’ironia. Figura legata tanto al mondo dell’infanzia quanto a quella serie di oggetti inutili della contemporaneità, riconoscibile nel mondo intero e portatrice di ironia e leggerezza.

L’unione di questi due elementi rappresentano per noi un modo per affrontare il nuovo senza abbandonare la cultura più alta. Un modo per guardare alla contemporaneità senza tralasciare le nostre radici. 

Il modellino presente nel busto di San Petronio, della Loggia della Mercanzia, ora presente al Museo Medievale di Bologna, è stato ingigantito per trasformarlo in un banalissimo oggetto che possiamo trovare nei tanti negozietti che si affacciano su piazza Maggiore in attesa dei turisti. La scritta lapidaria “Ricordo” che abbiamo posto sulla base allude alle tante frasi stereotipate tipo “Ricordo di…”, “Souvenir di…”, che prende in questo caso un carattere più generico alludendo piuttosto al ricordo di quest’anno che sta per terminare. E’ una esortazione indiretta a ricordare per andare avanti con ironia e serenità.

Nano Patrono” è nato per essere bruciato. E’ una idea nata per essere un corto circuito tra piani culturali apparentemente distanti ma assolutamente tangenti tra loro. E’ nato per traghettare i cittadini di Bologna verso il nuovo anno con un sorriso sulle labbra, con leggerezza, ma senza tralasciare il senso di appartenenza alla propria città.

L’ingigantimento di un oggetto è una pratica ormai abituale dell’arte contemporanea e ha il fine ultimo di creare uno spaesamento nell’osservatore che si trova spiazzato davanti ad un oggetto familiare fuori scala. Nel nostro caso questa estensione nello spazio ha la funzione di portare alla massima forza la carica ironica di un oggetto a noi vicino come il nano da giardino, legandolo però indissolubilmente alla città e i suoi cittadini-turisti che si trovano omaggiati di un nuovo protettore del buon umore. La città diventa casa loro, e piazza Maggiore il loro giardino. Speriamo solo che il “Fronte di Liberazione dei Nani da Giardino” non lo rubi per portarlo in libertà nei boschi!

PetriPaselli

In non poche realtà italiane, la figura del santo patrono recante in mano, o in grembo, il modello della città su cui esercita la sua tutela diviene dal tardo Medioevo emblema archetipico di un senso di appartenenza. La struttura urbana è contenuta ed abbracciata dalle mura, che stabiliscono un limes visivo conchiuso (dentro vi è lo spazio organizzato e protetto, fuori la campagna); in esso ci si può riconoscere come individui facenti parte di una realtà civica. Nel caso specifico di Bologna, alcuni tratti caratteristici – in primis le Due Torri – connotano la città sostenuta da Petronio, istituendo con lui, che secondo l’agiografia l’aveva davvero riformata, un legame inscindibile, perdurante dalla pittura e della scultura di secondo Trecento fino ai secoli moderni, si può dire alle ricadute della Rivoluzione francese, e che caratterizza tanta parte della produzione artistica religiosa locale. Anche quando il modello urbano non sta tra le mani del santo, ma lo accompagna in modalità molto differenziate (spesso a terra, a fianco dei suoi piedi) Simone dei Crocefissi, gli scultori della Loggia della Mercanzia, Giovanni da Modena, o ancora Francesco del Cossa, Prospero Fontana, giù fino ai pittori del secolo d’oro della pittura bolognese, Annibale Carracci e Guido Reni, diffondono – tra gli altri – e rendono popolare questa iconografia devozionale e caratterizzante. Si costituisce e si stabilizza, fino alle immaginette dei santini, un segno forte della civitas, spesso portatore di un orgoglio municipale che nella piazza Maggiore e negli edifici circostanti trova il suo coronamento e la sua legittimazione.

Come già in altre loro realizzazioni, come per esempio nelle installazioni di Simbionte curate dal duo al Museo Davia Bargellini, la finezza e la competenza di PetriPaselli, sempre ricche di riferimenti alla tradizione, reinterpretano in modo lieve, pieno di suggestioni, questo exemplum così impegnativo, e lo colloca proprio nella sede fisica più adatta a una sua riproposizione, e nel contesto forse più pubblico e popolare: una suggestione giocosa ma estremamente colta, di quella cultura che però tutti possono apprezzare.

Fabrizio Lollini, “Università degli studi di Bologna”

 

 

Nano Patrono

Nano Patrono, modello in terra e acrilico.