PetriPaselli. Amici d’infanzia
Flaminio Gualdoni
Gli amici d’infanzia di PetriPaselli, giovane duo d’artisti bolognesi di vaglia, sono naturalmente i giochi. I giochi, e il senso di durata che essi preservano, fisicamente e nella memoria, nella storia individuale.
Da qualche anno ormai PetriPaselli lavorano sulle ricostruzioni, sulle rimesse in scena poetiche ed ellittiche dell’immaginario visivo intimo, che caricano parimenti di sapori affettuosi e d’uno sguardo lucido e indagatore.
Lavorano sulla situazione, sull’ambiente, ma soprattutto sull’evidenza specifica dell’immagine, quel punto in cui essa pare trascolorare e di nuovo, per via di manipolazione artificiosa, si ricarica di senso.
In questo caso il rischio è quello del popism d’accatto, di una sorta di ipertrofia iconografica facile e accattivante. Ma più che le immagini, ai due interessa la memoria dell’immagine, quel punto di sedimentazione in cui si fa coscienza, individuale e collettiva.
La pratica ordinata dell’iterazione, assunta a schema retorico neutro, suggerisce i retrogusti dell’accumulazione, della catalogazione, del collezionare, senza che tutto ciò si faccia mozione ideologica o intenzione proterva.
Piace soprattutto, di PetriPaselli, quella sorta di ritrosia pudica del far vedere, non priva d’ironie, che sottrae le opere alle logiche vigenti di asserzione volgare. È, anche, un ragionamento sul kitsch, perché lo costeggia senza mai farsene strumento.
