PetriPasellihttp://www.petripaselli.comFotografia d'arteit<![CDATA[personal effectsonsale]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/45/lan/it/index.aspxpersonal effectsonsale parte dall’oggetto.

L’artista è per definizione un “fanatico” della materia e un accumulatore di cose.
Artisti di fama nazionale ed internazionale e di generazioni differenti sono invitati ad inviare i propri effetti personali: oggetti comuni, libri, ricordi, suggestioni musicali, indumenti o strumenti di lavoro.

personal effectsonsale è un progetto espositivo che, come un diario visivo, offre una percezione intima ed inedita sull’identità dei proprietari, e testimonia ricordi, opinioni, abitudini, preferenze, riferimenti artistici, culturali e sociali attraverso gli oggetti che il pubblico potrà comprare.

personal effectsonsale


Il progetto scommette sulle identità: se la lista degli artisti è dichiarata, gli oggetti resteranno anonimi e la loro paternità verrà svelata solo dopo l’atto dell’acquisto, scoprendo affinità elettive impensate.
L’esposizione quindi andrà a modificarsi continuamente, svuotandosi degli elementi man mano acquistati dai visitatori che, con questa modalità, parteciperanno attivamente al “ri-allestimento” della mostra.


Gli oggetti personali – da uno a tre per artista – saranno messi a disposizione del visitatore, che avrà la possibilità di comprarli al prezzo simbolico, democratico e ironico di 9.99 euro l’uno. La vendita sarà accompagnata da un certificato di proprietà firmato dall’artista stesso. I proventi raccolti durante i giorni della mostra permetteranno di pubblicareun catalogo sul progetto.

 

personal effectsonsale
27-29 gennaio 2012
opening 26 gennaio 2012
Padiglione dell’Esprit Nouveau di Le Corbusier – piazza Costituzione 11 Bologna

Vai al sito dell'evento

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personal effectsonsale starts from the personal object.
The artist is by definition a “fanatic” of the material and an accumulator of things. National and international artists of different generations are invited to send their personal effects: ordinary objects, books, souvenirs, musical suggestions, clothing or tools. personal effectsonsale è an exhibition that, as a visual diary, offers an intimate and inedited perception on the owners’ identity.
It witnesses memories, views, habits, preferences, artistic, cultural and social references, through the objects which the public can buy.
The project will bet on identity: the list of the artists is declared, but the items remain anonymous and their paternity will be revealed only after purchase, discovering unexpected affinities. The exhibition will then change constantly, gradually emptying the items purchased by visitors which, in this way, partecipate actively in the “re-construction” of the show.
Personal items – from one to three per artist – will be available to the visitor, who will be able to buy them at the symbolic price, democratic and ironic of 9.99 euros each. The sale will be accompanied by a certificate of ownership signed by the artist himself. The proceeds collected during the days of the exhibition will allow the project to publish a catalogue about this experience.

personal effectsonsale
January 27th-29th 2012
opening January 26th 2012
Le Corbusier’s Esprit Nouveau Pavilion – piazza Costituzione 11 Bologna

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Thu, 19 Jan 2012 23:23:44 GMT
<![CDATA[Video Yearbook]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/44/lan/it/index.aspxVideo Yearbook 2011

Fedele a una tradizione ormai consolidata, anche quest’anno il Dipartimento delle Arti Visive e la Scuola di specializzazione in Beni Storici Artistici, che ne è parte integrante, celebrano il culmine dell’estate con un evento culturale e festoso nello stesso tempo, presentando un ricchissimo programma fondato sulla videoarte. Questa forma tecnica ed espressiva è soltanto un minimo settore dell’amplissimo arco storico-disciplinare che le due istituzioni abbracciano, ma si raccomanda sia per l’immediatezza con cui è possibile raccoglierne e mostrarne i prodotti, sia soprattutto per il ruolo sempre più rilevante che la videoarte ha assunto, fungendo da punto di confluenza di ogni altro genere e tecnica. Si può ben dire che oggi tutte le arti si concentrano nel video, così come in altri tempi avveniva per il dramma o per la musica.
Al solito, è stata cura degli organizzatori scegliere un testimone di grande valore a introdurre la giornata. Se negli anni scorsi la scelta era andata a madrine d’eccezione quali Gabriella Belli, Lia Rumma, Patrizia Sandretto Re Rebaudengo, quest’anno ci si è rivolti a Mario Gorni, principale gestore, assieme a Patrizia Brusarosco, del più importante centro milanese di arte sperimentale, che va sotto il nome globale di DOCVA, con le due articolazioni di Care/of e di ViaFarini.
Alle ore 18 Mario Gorni, oltre a esporre la sua ricca e multiforme esperienza nel settore video e i criteri cui si attiene nella raccolta dei materiali, presenterà una selezione di otto video ritenuti tra i più significativi della propria collezione.
A seguire verrà presentato un particolare omaggio a uno dei protagonisti più attivi della videoarte italiana, Devis Venturelli.
Alle 21, si darà inizio alla proiezione di Videoart Yearbook 2011, composto come negli anni precedenti da quaranta video, per circa due ore complessive di durata, a cura del consueto gruppo composto da Renato Barilli, Alessandra Borgogelli, Paolo Granata, Silvia Grandi, Fabiola Naldi, Paola Sega. Le opere sfileranno secondo l’ordine alfabetico degli autori, visto che l’enorme quantità di filoni e di generi coltivati, più che mai ricco e divaricato, non consente una presentazione condotta per serie omogenee. Come negli altri anni, se ne vedranno “di tutti i colori”, da mozziconi di inchiesta sociologica a gags dal sapore comico, per venire anche a creazioni di computer graphic, sempre più complesse e affascinanti.

Programma, martedì 12 luglio 2011

h. 17,30 Saluto dei Direttori Daniele Benati, Dipartimento delle Arti Visive, e Stefano Ferrari, Scuola di specializzazione in Beni Storici Artistici

h. 18 Incontro con Mario Gorni, DOCVA (Care/of, Viafarini, Milano) in dialogo con Renato Barilli, decano Videoart Yearbook.
A seguire, proiezione di una selezione di otto video della collezione DOCVA.

h. 21 Videoart Yearbook 2011 (parte I)
h. 22 Videoart Yearbook 2011 (parte II)

Mercoledì 13 luglio, dalle 16 alle 19, replica delle proiezioni

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Mon, 04 Jul 2011 22:53:14 GMT
<![CDATA[Per arrivare qui, il sentiero davanti alla scuola ]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/41/lan/it/index.aspxDarth

Mili Romano + Alessandra Andrini, Stefania Galegati + Valentina Miorandi, Dino Ferruzzi + Gianna Machiavelli, Giusi Campisi + Martina Dandolo, Paola Anziché + Alessandro Quaranta, Marco Samoré + Andrea Magnani, Francesca Moretti + Marco Rambaldi, Enrico Morsiani + Corso pratico di arte contemporanea di Imola, Stefano Pasquini + Tony Cioli Puviani, Sergio Camin, Chiara Pergola + Francesco Santoro, Monticelli e Pagone, Karin Andersen + Gianluca Di Dio, Anteo Radovan + Antonio Tola, Osservatorioinopera + Natasa Korosec, Laura Santamaria, Paola Di Bello + Simona Barbagallo, Elena Cologni, Emanuela Ascari + Velentina Vetturi, Ferdinando Mazzitelli + Rocco Lomonaco, PetriPaselli, Emilio Fantin + Arianna Fantin, Matteo Brusa, Giancarlo Norese + Umberto Cavenago, MalaArti Visive + Roberta Piccioni e Marco Fantini, Cino Bocchi, Sabrina Muzi + Marina Gasparini, Pierpaolo Coro e Rita Canarezza, Eva Marisaldi, Beatrice Gandolfi, Massimiliano Renzi, Davide Rivalta, Gaia Carboni, Giovanna Sarti, TILT, Fabrizio Prevedello + Concetta Modica.

Sabato 11 giugno, a partire dalle ore 18, si inaugura il nuovo Spazio Novella Guerra, un luogo dedicato alla ricerca artistica all'insegna dell'informalità. Il progetto parte da un sogno, il sogno di trovare un "locus ameno" dove potere riscoprire il piacere dell'incontro, dello scambio e della residenza.Dopo due anni di ricerche ecco trovato il casolare che si presta a questa scommessa. Il nome Novella Guerra è dedicato alla memoria di mia madre, ma è anche un ottimo programma e un concentrato di energia.

L'apertura avverrà con una collettiva dal titolo PER ARRIVARE QUI, IL SENTIERO DAVANTI ALLA SCUOLA che coinvolge una serie di artisti e amici, ognuno dei quali contribuirà ad allargare il cerchio delle relazioni invitando a sua volta un amico artista. Ne risulterà quindi una mostra di lavori che si arricchiscono vicendevolmente proprio per il fatto di dare forma tangibile a un invito amichevole che vuole essere l'inizio di nuovi dialoghi artistici e intellettuali. Il tutto si concluderà con una festa e, per chi vuole, con due giorni di incontro che faranno da contrappunto ad una programmazione di progetti artistici e curatoriali, scambi culturali, workshop. Nella futura programmazione dello spazio ci sarà la possibilità di sostare per più di un giorno; daremo vita ogni volta a piccole residenze dove l'evento finale sarà il risultato di una reale collaborazione e di un incontro ravvicinato.

Annalisa Cattani (e Darth)
Via Bergullo, 15
40026 Imola bologna
0542328998
3356648415


Per raggiungere lo Spazio Novella Guerra: dall'uscita autostradale continuare su Via Selice - alla rotonda prendere la terza uscita e continuare su Viale della Resistenza. Alla Rotonda prendere la seconda uscita (attraversare il ponte) su Viale C. Pisacane. Al semaforo girare a destra per Via Santerno e a sinistra per Via Rivazza, seguire la strada fino all'incrocio, attraversarlo e prendere Via Bergullo. Percorrere circa 1,5 Km (strada collinare), dopodichè svoltare a sinistra poco prima di una scuola (la strada scende); al bivio tenere la sinistra fino in alto.

 

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Thu, 09 Jun 2011 19:32:53 GMT
<![CDATA[PetriPaselli. Amici d’infanzia]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/40/lan/it/index.aspxGli amici d’infanzia di PetriPaselli, giovane duo d’artisti bolognesi di vaglia, sono naturalmente i giochi. I giochi, e il senso di durata che essi preservano, fisicamente e nella memoria, nella storia individuale.

Da qualche anno ormai PetriPaselli lavorano sulle ricostruzioni, sulle rimesse in scena poetiche ed ellittiche dell’immaginario visivo intimo, che caricano parimenti di sapori affettuosi e d’uno sguardo lucido e indagatore.

Lavorano sulla situazione, sull’ambiente, ma soprattutto sull’evidenza specifica dell’immagine, quel punto in cui essa pare trascolorare e di nuovo, per via di manipolazione artificiosa, si ricarica di senso.

In questo caso il rischio è quello del popism d’accatto, di una sorta di ipertrofia iconografica facile e accattivante. Ma più che le immagini, ai due interessa la memoria dell’immagine, quel punto di sedimentazione in cui si fa coscienza, individuale e collettiva.

La pratica ordinata dell’iterazione, assunta a schema retorico neutro, suggerisce i retrogusti dell’accumulazione, della catalogazione, del collezionare, senza che tutto ciò si faccia mozione ideologica o intenzione proterva.

Piace soprattutto, di PetriPaselli, quella sorta di ritrosia pudica del far vedere, non priva d’ironie, che sottrae le opere alle logiche vigenti di asserzione volgare. È, anche, un ragionamento sul kitsch, perché lo costeggia senza mai farsene strumento.

 

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Fri, 03 Jun 2011 14:03:11 GMT
<![CDATA[Legami indimenticabili]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/39/lan/it/index.aspxLa rievocazione del proprio passato infantile è spesso un ricordo fatto di nostalgia, ma anche di sorrisi. Quante le cose abbandonate una volta diventati grandi? E quante quelle in grado di riportarci a quel tempo, in cui eravamo capaci di credere che un giocattolo avesse un'anima? I PetriPaselli ci riportano in quel mondo con le loro opere, nella mostra "Amici d'Infanzia". Un titolo dalla duplice valenza, un'esposizione che racconta al contempo una grande amicizia e una passione infinita: quella per i giocattoli.

Mio padre era a suo modo un grande collezionista. Dopo la sua scomparsa, abbiamo trovato nel suo "regno", il garage e la cantina, ogni genere di oggetto: vecchie cornici, componenti di biciclette, rubinetti, quadri, .... Ma quello che mi ha stupito di più è stato trovare in una busta alcune delle cose che mi appartenevano da bambina: qualche cerchietto, la borsina di "Furia, il cavallo del West", le figurine di un album di bambine da vestire che scambiavo con le amiche, i miei gioielli finti, il timbro di Poochie, etc.
Un mare di emozioni e ricordi mi ha invaso il cuore. E malgrado mi sia ben chiaro l'affetto col quale mio padre ha conservato quelle cose, ho compreso il senso ben più vasto del suo cercare e conservare di fronte alla mostra dei PetriPaselli.

"Amici d'Infanzia" si tiene presso la Galleria OltreDimore di Bologna fino al 18 giugno 2011. In questo contesto, i due artisti fanno molto di più che esporre le loro opere. Rievocano un mondo, ormai lontano, che appartiene ad una memoria collettiva. E lo fanno raccogliendo, catalogando e fotografando giocattoli, sulla base di un concetto compositivo e decontestualizzante di grande impatto.
Grazie all'unione delle loro due passioni, il mezzo fotografico ed il collezionismo, i PetriPaselli hanno creato un'atmosfera silenziosa ma evocativa, fatta di ricordi che pensavamo abbandonati nelle soffitte o in cassetti polverosi della memoria.

Con quei personaggi di gomma, di pezza o latta, insieme a un profondo gusto per il vintage - in chiave a tratti decisamente kitsch - hanno trovato il modo di aprire una porta spazio-temporale su tempi e soprattutto mondi diversi.
E se proviamo ad osservare bene le opere, ci accorgiamo che causano in noi uno sconvolgente, a volte inquietante, straniamento dalla realtà nella quale ci troviamo: ogni singola immagine delle loro installazioni su stampa lambda, forex, plexiglass, è il primo piano di un personaggio che sembra avere emozioni. I colori saturi, l'assenza di cornici, lo sfondo nero, ne accentuano la forma e la capacità evocativa, ne espandono lo spazio di comunicatività, lo rendono vivo e in grado di interagire e dialogare con la nostra emotività.

Quella parte infantile che esiste ancora in ognuno di noi, riaffiora nell'osservare le opere su stampa lenticolare di giocattoli snodabili che i due artisti hanno fotografato nelle varie fasi del loro movimento. Proprio come se godessero di vita propria, queste immagini fanno pensare ai tempi in cui credevamo che durante la notte, mentre tutti dormono, i nostri giocattoli si animassero di vita.

 

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Fri, 03 Jun 2011 14:17:19 GMT
<![CDATA[In gita con PetriPaselli]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/38/lan/it/index.aspxAutointervista critica di due curatrici alla scoperta degli AMICI d’INFANZIA
di Elisa Schiavina e Simona Pinelli

 
 
2 aprile 2011
PetriPaselli accompagnano Elisa e Simona a visitare le loro case d’origine - in località Vergato, provincia di Bologna - una tappa fondamentale per comprendere appieno il loro lavoro e la loro poetica, in vista della mostra AMICI d’INFANZIA che le due stanno curando per la galleria OltreDimore di Bologna.
AMICI d’INFANZIA è una mostra un po’ particolare: presenta una serie di opere fotografiche che immortalano i giocattoli raccolti e collezionati dai due artisti nel corso della loro vita. Il progetto è nato dopo quattro anni di ricerca e sperimentazione  - raccontano gli artisti nel viaggio di andata -; risale infatti al 2007 e, nello stesso anno, ha vinto il premio Iceberg.
 
Ma le due curatrici vogliono saperne di più… intendono scoprire il “dietro le quinte” di questo lavoro. Perché AMICI d’INFANZIA appare una vera e propria catalogazione che riassume per tipologie l’immaginario fantastico, carico di suggestioni ancora tangibili, in cui PetriPaselli sono cresciuti.
Appena arrivati PetriPaselli fanno fare una visita guidata alle curatrici. Le case sono limitrofe, solo una rete separa i due giardini. Una volta all’interno Elisa e Simona si trovano letteralmente di fronte al concetto stesso di “amici d’infanzia”: quegli inseparabili giochi che da bambini sembrano reali, oggetti d’affezione, animati e da cui non ci si riesce facilmente a staccare. Le case sono affastellate e riempite di quelli che sembrano semplici giocattoli ma che da subito, alla prima occhiata, assumono il ruolo di membri di una comunità: bambole, pupazzi, animali di plastica, soldatini, personaggi di latta, insetti in gomma… tra i giocattoli catalogati nelle opere di PetriPaselli è possibile
riconoscere anche i propri?
 
E.S. Io ne ho trovato uno, tra le bambole c’è un Cicciobello spettinato che poteva essere il mio. E tra i soldatini ci sono alcuni soggetti che facevano parte del plotone di mio fratello. L’effetto è strano. Un misto tra riconoscimento nostalgico e lontananza abissale. Sembra a me o anche per te è come essere davanti ad un registro fotografico di vecchi compagni di scuola a cui, istintivamente, riesci a dare un nome anche a distanza di anni?
 
S.P. Sì! È veramente un effetto strano trovarsi davanti alle opere di PetriPaselli. E’ come entrare in uno Stargate, la porta spazio-temporale che ti porta non solo in tempi ma anche in mondi diversi. Ogni opera di Petrapaselli è, infatti, un po’ uno Stargate in cui ti misuri sia con la distanza rispetto al tuo tempo dei giochi – se ce n’è stato uno - sia con la distanza rispetto alla tua maniera di giocare. Ma devo dirti che più che foto di vecchi compagni di scuola mi sembrano scelte di due identità che si sono rapportate tra loro al di fuori dei sistemi interpersonali – scuola, famiglia, ecc - creando un loro personalissimo rapporto di unicità. Cosa ne pensi di questo essere due persone che però hanno trovato un perfetto punto d’incontro nelle loro opere?
 
E.S. Credo che qui non sia solo una questione di punto d’incontro nell’opera. Mi spiego meglio. Tanti artisti collaborano e creano opere a quattro o a più mani. In PetriPaselli quello che mi sorprende è l’intravedere, attraverso il loro lavoro, una simbiosi preesistente. È come se la coincidenza del loro immaginario li avesse spinti ad agire assieme, diventando, nell’opera, e solo lì, un’identità unica. Come se condividessero, da sempre, un aspetto emotivo che li porta verso le stesse scelte. Accade così anche nei gemelli, dicono. Ma la cosa curiosa, più che l’attrazione verso i giochi o gli oggetti legati all’infanzia - che ritroviamo anche in altri artisti - è il bisogno al riordino e al dividere per tipologia o tema. Credo che il punto d’incontro di cui parli sia proprio l’orientamento
emotivo - al trattenere, al non buttare, al riunire per catalogare - che precede e anticipa
l’opera stessa. Come ti sembra questo collezionismo?
 
S.P. E’ interessante questo concetto dell’aspetto emotivo che li orienta verso le stesse scelte all’interno di un unico collezionismo… ma infatti, hai notato come sono coinvolgenti quando parlano del loro lavoro? E come è coinvolgente lo stesso loro lavoro? Per poter trasmettere una passione così io parlerei addirittura di “simbiosi emotiva”, che dici?
Comunque, tornando alla tua domanda, ovviamente il lavoro di riordino e catalogazione è l’aspetto centrale della poetica di PetriPaselli. A mio avviso è un lavoro che gioca su due livelli che a loro volta giocano sulla stratificazione delle loro memorie, che anch’esse sono due, di partenza: la linea familiare di Petri e la linea di Paselli. I due, infatti, vengono da ambienti dove raccogliere, collezionare, accumulare (addirittura quasi ammonticchiare e accatastare) è qualcosa non solo di normale e naturale, ma ha sempre fatto parte della loro quotidianità. Come è possibile quindi
non portarsi dietro tutto ciò nelle fasi successive della vita? E poi c’è l’altro livello, cioè la tipologia del raccogliere. Petri ha dietro di sé una modalità oserei dire più compulsiva: una cosa piace e viene ricercata mille volte, in mille tipologie, quasi a rinnovare sempre quella prima volta in cui la prima cosa è piaciuta. Ed ecco le bambole, a decine, e i souvenir e i cavallini a dondolo e i fischietti, i macinacaffè, le insegne pubblicitarie e … aiuto, non me li ricordo neanche tanti sono!!! Paselli invece ha avuto davanti agli occhi raccolte, diciamo così, selezionate in categorie più rigide, delle quali andava trovato tutto il possibile: quindi abbiamo i gatti, di cui non sono neanche riuscita a contare il numero tanti erano, le tazze “mug”, le cose con il marchio cocacola e tante altre a cui si aggiunge un aspetto divertente: la stagionalità delle collezioni. Proprio così: a Pasqua la casa è letteralmente invasa, in ogni anfratto, da uova, uccellini, galline, coniglietti di tutti i tipi e consistenze, così a Natale, così a Carnevale, e via andando. Una memoria originaria che si rinnova continuamente nelle “serie” di PetriPaselli… ma tu ci vedi anche una forma di ossessione e/o di lavoro sullo stereotipo?
 
E.S. Quante domande! Parto dalle prime: mi ha sempre colpito parlare con PetriPaselli e verificare che entrambi arrivavano sempre, pur passando da percorsi ben diversi, alle stesse conclusioni. Ma il bello è che il loro legame è contagiante, passa a chi si rapporta con loro o con la loro opera. La mia impressione è che la forza del lavoro di PetriPaselli sia proprio questa capacità di stimolare un’identificazione: tra gli artisti, tra gli artisti e l’opera, tra l’opera e il pubblico. Ora l’ultima: il ricordo,
quindi la memoria, diventa il meccanismo fondamentale di questo processo che appare, hai ragione, quasi un’ossessione. Mi interessa molto questo termine, normalmente usato per indicare una patologia – pensa che ho trovato nel programma di “Thesaurus” di Word, in sinonimi, il senso di “invasamento demoniaco” o “possessione diabolica” che, parlando di PetriPaselli, mi sembrano definizioni quasi appropriate! - Ti è mai capitato di vederli impazzire davanti ad oggetti che potrebbero far parte delle loro collezioni ma ancora non sono in loro possesso? A parte gli scherzi, intendo dire che in PetriPaselli è fondamentale quel fattore che spinge molti artisti all’indagine, all’approfondimento, alla ricerca. Da qui il concetto di stereotipo, come giustamente fai notare tu. Il tentativo di trovare un modello perfetto, o solo di osservarlo, tramite la schedatura, la serializzazione - tra la ripetizione e la differenza - e l’archiviazione di tutti gli esemplari che decidono di prendere in
esame. A questo aggiungono la scelta dei soggetti, che sono a loro volta stereotipi dell’idea stessa del “gioco”, diventando così “icone dell’infanzia” e perdendo la più semplice funzione di giocattolo. C’è sempre uno spostamento di senso, una sorta di innalzamento di contesto che riesce ad apportare valore estetico alla forma più kitsch. Le loro collezioni di semplici “cose” diventano così molto preziose. Piuttosto, come vedi tu questo rapporto tra ricordo, senso del kitsch ed estetizzazione del quotidiano?
 
S.P. Mah, questo rapporto di cui mi chiedi un po’ è già venuto fuori. E’ ovvio che al concetto di “collezionismo” in sé è direttamente legato il senso del kitsch, in fondo. Come dice wikipedia “una definizione generica indica come kitsch qualsiasi oggetto la cui forma non derivi dalla funzione”. Negli anni il termine si è evoluto e il kitsch oggi è diventato una vera e propria forma di espressione creativa. Ecco, io la vedo così: il kitsch diventa mezzo espressivo – mai fine o obbiettivo – per connettere senso del ricordo e quotidiano. Ma ti dirò, e se questa domanda la facessimo direttamente a PetriPaselli? Chiamali un attimo, dai, sono proprio curiosa!
 
********** tru tru, tru tru....
 
PePa. Ciao!
 
E.S. Ciao! Siamo ancora sulla via del ritorno, ma avremmo bisogno di chiedervi una cosa, visto che quel che abbiamo visto nelle vostre case non ci fa parlare d’altro! Nel vostro lavoro emerge un forte rapporto tra ricordo, senso del kitsch ed estetizzazione del quotidiano. Come nascono in voi queste tematiche?
 
PePa. Bella domanda...ci vien da dire che non sono queste tematiche che nascono in noi, siamo noi che siamo nati in queste tematiche! Siamo vissuti in contesti socio-familiari basati sulla logica dell’accumulo, dell’estetizzazione del quotidiano in chiave vintage-kitsch. Per noi è normale, è divertente, è soprattutto un gioco (pericoloso!). Non pensiamo di essere vittime del consumismo. Non nel senso comune. Non siamo assolutamente legati a prodotti pubblicizzati dai mass-media e di tendenza, anzi, forse il contrario. L’essere collezionisti, il cercare la cosa particolare, è un modo di essere, è un modo per manifestare se stessi. Anzi, entrambi i nostri nuclei familiari sono collezionisti atipici: non spenderebbero mai un capitale per avere il pezzo mancante, ma si svegliano alle tre di notte per andare nel mercatino dell’usato e cercare la particolarità prima degli altri. Noi siamo stati formati così: alla
continua ricerca di stimoli, di oggetti inconsueti, controtendenza. Ci sono certe cose che hanno un fascino, un vissuto, una surrealtà intrinseca che è incredibile. Per non parlare di tutti i “cassetti” della memoria che aprono alcuni oggetti, certi colori, certe forme.
Pensiamo che questi siano catalizzatori di ricordi e siamo convinti che spesso le reminescenze del singolo coincidano con quelle di una intera società. In un secondo ci sbalzano indietro nel tempo - e così ci ricordiamo mille cose - pur rimanendo semplici e inutili pezzi di plastica o ceramica. Sembra banale, ma molti lo dimenticano. E’ innegabile che noi tutti viviamo circondati da cose e quindi la nostra esperienza e il nostro passato vengono legati indissolubilmente a quelle determinate cose.
Forse in questi circa 30 anni di esistenza abbiamo accumulato dentro di noi e ora sentiamo l’esigenza di riordinare tutto attraverso le nostre opere. I nostri progetti fanno parte di questa operazione di mettere ordine e condividere con gli altri. Nulla di più.
 
Elisa e Simona hanno lasciato PetriPaselli a Vergato mentre per loro la gita è finita. Tornate a casa, ora non gli resta che vedere la mostra installata: le composizioni formate da soggetti simili, ripresi asetticamente in diversi scatti fotografici e poi affiancati all’interno di un retino; la natura morta dedicata all’opera di Giorgio Morandi che, ibridandosi con un coloratissimo gusto pop, potenzia il contrasto tra “più piccolo-più grande” tipico della visione deformata e straniante dei bambini; infine i giochi snodabili, con anima in elastico, capaci di piegarsi e rialzarsi, qui proposti in immagini uniche ma in movimento, grazie alla “sovrapposizione” su pellicola lenticolare di diversi scatti fotografici in successione. Così facendo PetriPaselli cambiano il destino di questi giochi; non li buttano, non li chiudono in mansarda, non li dimenticano ma li glorificano, come gli eroi di un tempo che oggi meritano un riconoscimento. Li immortalano e, prendendone distanza, li celebrano.

 

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Fri, 20 May 2011 23:23:40 GMT
<![CDATA[PHOTO]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/36/lan/it/index.aspx 26 maggio / 30 luglio 2011 

Via D’Azeglio 42  Bologna

Info 348 9870574  |  Orario: feriali 15.30-19.30

Inaugurazione: 26 maggio ore 18.00

 

OPERE

Roberto BISSANI  | Umberto CICERI | Marco LUGLI |  Andrea MAIOLI

PETRIPASELLI   |   Luca PIOVACCARI   |   Betty ZANELLI

 omaggio a

 Jurgen SCHADEBERG | Andres SERRANO

 

PetriPaselli Ariete Artecontemporanea
Andres Serrano 'Black Santa'

Rassegna di fotografia contemporanea. Accanto ad un omaggio a due maestri internazionali, Andres Serrano e Jurgen Schadeberg, la Galleria L'ARIETE propone opere di apprezzati artisti italiani che utilizzano il mezzo fotografico, ognuno con modalita' particolari, mettendolo in relazione con altri linguaggi.

In mostra le tecniche lenticolari di Ciceri, le installazioni concettuali dei PetriPaselli, i riporti fotografici su acetato di Piovaccari, le immagini elaborate su ferro acidato di Lugli, le riflessioni visive sul tempo di Bissani, le stampe digitali neo pop di Zanelli e i frammenti visivi in scatole di metallo di Maioli.

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Wed, 18 May 2011 10:34:34 GMT
<![CDATA[Amici d'Infanzia]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/35/lan/it/index.aspxPetriPaselli OltreDimore

13 maggio | 18 giugno 2011

Inaugurazione venerdì 13 maggio h 18.00

Galleria OltreDimore via d'Azeglio 35/a, Bologna

 

AMICI D'INFANZIA
a cura di Simona Pinelli e Elisa Schiavina

 

Il ricordo, il legame tra bambino e giocattolo e la storia di una grande amicizia sono i temi principali della mostra di PetriPaselli. Chi non ha mai parlato con il proprio pupazzo? Un salto nel mondo di PetriPaselli e ci troviamo catapultati nel paese dei ricordi, popolato da giocattoli e bambole, recuperati dagli anni dell'infanzia, immobili e muti disposti con rigore in fila come riordinati su di una mensola in camera da letto. Per quanto ci si sforzi di fronte a queste icone di trovare la traccia di un racconto ci si scontra con una logica anti narrativa che lascia spazio solo al valore simbolico che unisce fra loro le immagini alla nostra coscienza.

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Mon, 04 Apr 2011 22:23:34 GMT
<![CDATA[Non tutto é in vendita]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/34/lan/it/index.aspx

 

Opere contro ma soprattutto per nell’Italia subito dopo gli anni zero ma ancora non a zero nonostante tutto in uno spazio in cui potete passare stare guardare bere ascoltare dire forse capire di sicuro partecipare e in bocca al lupo perché ne abbiamo bisogno tutti anche quelli che si sentono e stanno lontani e che pensano che i tetti siano solo pieni di antenne mentre c’è ormai più di qualcuno che urla forte e chiaro che non tutto è in vendita e non tutto si può comprare.

 

Inaugurazione: venerdì 28 gennaio 2011, dalle ore 21.00
Apertura: 28 – 30 gennaio 2011
Orari: sabato 16.00/24.00, domenica 10.30/24.00

Via Farini 33, Bologna




 

A cura di
Raffaele Gavarro

Espongono
Aznamusnart, Marco Bonafè, Alessandro Brighetti, Gea Casolaro, Raffaella Crispino, Sandro Mele, Piero Mottola, PetriPaselli, Alice Schivardi, Ivana Spinelli, Giuseppe Stampone, barbarauccelli, Nat Wilms
 

Mostra organizzata e promossa da Oltre Dimore Evento OFF di Arte Fiera 2011 

 

Bologna è piena di fantasmi, finiti ad abitare in quegli appartamenti e in quei negozi vuoti che s’incontrano nel centro storico. Spazi perfetti per i fantasmi, ma anche per le opere degli artisti, per una temporanea e felice coesistenza. Così la galleria OltreDimore, ha deciso di utilizzare uno di questi spazi per realizzare una mostra. Ha chiesto il permesso ai fantasmi residenti e durante i giorni di Arte Fiera 2011, in un ex negozio abbandonato di Via Farini 33, vedrete come i fantasmi preferiscano le opere degli artisti e la vostra compagnia alla solitudine. Non tutto è in vendita è il titolo della mostra che Raffaele Gavarro ha voluto realizzare in questi suggestivi trecento metri quadri abbandonati nel centro di Bologna. Una mostra leggera, rapida, ma nondimeno “pensierosa”, in cui le opere degli artisti ci parlano tutte del tempo che viviamo. Un tempo veloce, instabile, contraddittorio, ma anche in cui più forte si avverte oggi la necessità di guardare con attenzione, di capire, di accettare e, se è il caso, di rifiutare. Non tutto è in vendita è uno dei molti esempi con cui l’arte di oggi sta affermando la necessità etica del proprio ruolo nel nostro presente.

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Sun, 23 Jan 2011 21:45:52 GMT
<![CDATA[Vecchione Bologna 2010]]>http://www.petripaselli.com/page/news/n/33/lan/it/index.aspxprogetto Vecchione Bologna PetriPaselli

NanoPatrono
progetto per il Vecchione, Bologna 2010



 

Il concorso bandito dall’Area Cultura del Comune di Bologna per la progettazione del Vecchione da bruciare in Piazza Maggiore la notte di San Silvestro è stato vinto, per l’ironica rivisitazione della figura del Vecchione e per la raffinatezza della presentazione, da Marco Dugo con il progetto “La rana di Bologna”.
Al concorso per il Vecchione altri 5 progetti si sono distinti per la qualità artistica e per l’accuratezza della realizzazione, tanto da indurre la commissione a segnalare gli autori Agnese Baruzzi, Federico Capitani, Petripaselli, Giovanni Venturi con Matteo Varsallona e Matilde Delfina Pescali con Francesca Massai.
Vincitore e segnalati saranno promossi nell’ambito del progetto Iceberg – Giovani Artisti a Bologna, a cura dell’Area Cultura del Comune di Bologna.

 

Più volte ci siamo chiesti cosa avrebbe voluto dire cimentarsi con un’opera pubblica come quella del Vecchione, le cui caratteristiche esulano dalle committenze classiche e dalle dinamiche tipiche del mondo dell’arte. Il Vecchione è in tutto e per tutto un’opera d’arte che però viene concepita e costruita per essere distrutta. E’ quindi un’opera di breve durata, una lampo a ciel sereno. E’ una apparizione che ha il compito mostrarsi per qualche ora, divertire, affascinare per poi sparire. E’ qualcosa che apre e chiude allo stesso tempo. E’ qualcosa di estremamente fulmineo che deve avere la forza di imprimersi nella memoria collettiva, avendo a disposizione una manciata di ore. Da queste premesse la nostra scelta di creare un'opera popolare unendo elementi familiari a tutti, uno appartenente alla cultura “alta” ed uno a quella “bassa”. La prima legata all’ambito storico-artistico la seconda all’ambito quotidiano-domestico. Da una parte la figura del patrono della città, non necessariamente nella sua accezione religiosa ma piuttosto in quanto figura protettrice della città stessa e dei suoi abitanti, immediatamente riconoscibile dal modellino che porta tra le braccia e nel quale possiamo vedere una sorta di souvenir “ante litteram”. Dall’altra parte il nano da giardino. Una icona ormai del mondo contemporaneo, del kitsch, dell’ironia. Figura legata tanto al mondo dell’infanzia quanto a quella serie di oggetti inutili della contemporaneità, riconoscibile nel mondo intero e portatrice di ironia e leggerezza. L’unione di questi due elementi rappresentano per noi un modo per affrontare il nuovo senza abbandonare la cultura più alta. Un modo per guardare alla contemporaneità senza tralasciare le nostre radici. Il modellino presente nel busto di San Petronio, della Loggia della Mercanzia, ora presente al Museo Medievale di Bologna, è stato ingigantito per trasformarlo in un banalissimo oggetto che possiamo trovare nei tanti negozietti che si affacciano su piazza Maggiore in attesa dei turisti. La scritta lapidaria “Ricordo” che abbiamo posto sulla base allude alle tante frasi stereotipate tipo “Ricordo di...”, “Souvenir di...”, che prende in questo caso un carattere più generico alludendo piuttosto al ricordo di quest’anno che sta per terminare. E’ una esortazione indiretta a ricordare per andare avanti con ironia e serenità. “Nano Patrono” è nato per essere bruciato. E’ una idea nata per essere un corto circuito tra piani culturali apparentemente distanti ma assolutamente tangenti tra loro. E’ nato per traghettare i cittadini di Bologna verso il nuovo anno con un sorriso sulle labbra, con leggerezza, ma senza tralasciare il senso di appartenenza alla propria città. L'ingigantimento di un oggetto è una pratica ormai abituale dell'arte contemporanea e ha il fine ultimo di creare uno spaesamento nell'osservatore che si trova spiazzato davanti ad un oggetto familiare fuori scala. Nel nostro caso questa estensione nello spazio ha la funzione di portare alla massima forza la carica ironica di un oggetto a noi vicino come il nano da giardino, legandolo però indissolubilmente alla città e i suoi cittadini-turisti che si trovano omaggiati di un nuovo protettore del buon umore. La città diventa casa loro, e piazza Maggiore il loro giardino.

PetriPaselli


In non poche realtà italiane, la figura del santo patrono recante in mano, o in grembo, il modello della città su cui esercita la sua tutela diviene dal tardo Medioevo emblema archetipico di un senso di appartenenza. La struttura urbana è contenuta ed abbracciata dalle mura, che stabiliscono un limes visivo conchiuso (dentro vi è lo spazio organizzato e protetto, fuori la campagna); in esso ci si può riconoscere come individui facenti parte di una realtà civica. Nel caso specifico di Bologna, alcuni tratti caratteristici - in primis le Due Torri - connotano la città sostenuta da Petronio, istituendo con lui, che secondo l'agiografia l'aveva davvero riformata, un legame inscindibile, perdurante dalla pittura e della scultura di secondo Trecento fino ai secoli moderni, si può dire alle ricadute della Rivoluzione francese, e che caratterizza tanta parte della produzione artistica religiosa locale. Anche quando il modello urbano non sta tra le mani del santo, ma lo accompagna in modalità molto differenziate (spesso a terra, a fianco dei suoi piedi) Simone dei Crocefissi, gli scultori della Loggia della Mercanzia, Giovanni da Modena, o ancora Francesco del Cossa, Prospero Fontana, giù fino ai pittori del secolo d'oro della pittura bolognese, Annibale Carracci e Guido Reni, diffondono - tra gli altri - e rendono popolare questa iconografia devozionale e caratterizzante. Si costituisce e si stabilizza, fino alle immaginette dei santini, un segno forte della civitas, spesso portatore di un orgoglio municipale che nella piazza Maggiore e negli edifici circostanti trova il suo coronamento e la sua legittimazione. Come già in altre loro realizzazioni, come per esempio nelle installazioni di Simbionte curate dal duo al Museo Davia Bargellini, la finezza e la competenza di PetriPaselli, sempre ricche di riferimenti alla tradizione, reinterpretano in modo lieve, pieno di suggestioni, questo exemplum così impegnativo, e lo colloca proprio nella sede fisica più adatta a una sua riproposizione, e nel contesto forse più pubblico e popolare: una suggestione giocosa ma estremamente colta, di quella cultura che però tutti possono apprezzare.

Fabrizio Lollini, “Università degli studi di Bologna”

 

 

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Sun, 05 Dec 2010 18:42:26 GMT